Il 29 agosto 2026 Palazzo Chigi ha comunicato di seguire la situazione provocata dal maltempo a Cremona, mantenendo il coordinamento con il Ministro per la Protezione civile, il Dipartimento e le autorità locali.
Nell’emergenza la priorità è una sola: mettere in sicurezza le persone, sostenere i territori colpiti e ripristinare i servizi essenziali. Ma, terminata la fase più urgente, la politica deve avere il coraggio di misurare quanto è stato fatto prima dell’evento.
Il Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, presentato il 30 luglio 2025 e riferito ai dati del 2024, indica che il 94,5% dei comuni italiani è interessato da aree a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera. La popolazione residente nelle aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata è pari a 1,28 milioni di persone; quella esposta alle alluvioni nello scenario di pericolosità idraulica media è pari a 6,8 milioni.
Questi numeri non autorizzano allarmismi: impongono programmazione.
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale la prevenzione deve diventare una politica nazionale verificabile:
Spendere bene significa anche prevenire. Ogni euro impiegato prima, sulla base di priorità documentate, deve ridurre il costo umano, sociale ed economico delle emergenze future.
Ritenete più utile istituire un unico cruscotto nazionale, accessibile a tutti, che renda visibili stato, tempi, costi e risultati degli interventi contro il dissesto idrogeologico?
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Il 28 agosto 2026 l’ISTAT ha rilevato un aumento sia della fiducia dei consumatori, passata da 94,2 a 94,5, sia dell’indicatore composito delle imprese, salito da 95,7 a 96,9.
Il miglioramento merita attenzione, ma la lettura dei dati deve restare completa. Tra le imprese, l’incremento è particolarmente consistente nelle costruzioni, dove l’indice passa da 96,8 a 102,9, e più evidente nei servizi di mercato, da 98,2 a 99,5. Nella manifattura la variazione è invece contenuta, da 89,7 a 89,9, e nel commercio al dettaglio è marginale, da 106,5 a 106,6.
Anche per i consumatori il quadro è prudente: migliora soprattutto il clima economico generale, mentre il clima personale resta stabile a 95,4.
Gli indicatori di fiducia descrivono valutazioni e aspettative; non misurano, da soli, la crescita effettivamente realizzata. Il compito della politica è trasformare questo segnale in investimenti, nuovi ordini, occupazione stabile e maggiore potere d’acquisto.
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale ciò richiede impegni verificabili:
La fiducia non si consolida con gli annunci. Cresce quando famiglie e imprese possono programmare, investire e lavorare in un quadro stabile, semplice e credibile.
Quale indicatore dovrebbe essere prioritario per valutare l’efficacia della politica economica: investimenti, nuovi ordini, occupazione stabile, potere d’acquisto o tempi della Pubblica Amministrazione?
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ISTAT, “Fiducia dei consumatori e delle imprese – Agosto 2026”, 28 agosto 2026
La trasformazione dei pagamenti in Italia non è più una prospettiva: è già in corso.
La nota pubblicata dalla Banca d’Italia il 27 agosto 2026 rileva che, tra il 2018 e il 2025, le operazioni effettuate con strumenti alternativi al contante sono più che raddoppiate, superando i 16 miliardi. Nel 2025 le carte hanno rappresentato circa il 75% delle operazioni non in contante, rispetto al 63% del 2018.
I pagamenti con carta al POS sono passati da circa 6 miliardi nel 2022 a oltre 10 miliardi nel 2025. Nello stesso anno l’88% dei pagamenti al POS è avvenuto in modalità contactless e oltre l’85% dei bonifici è stato disposto tramite canali digitali.
Sono dati che mostrano una modernizzazione concreta. Ma la digitalizzazione non può essere misurata soltanto dal numero delle transazioni.
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale ogni innovazione introdotta nei rapporti fra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione dovrebbe superare quattro verifiche:
La stessa Banca d’Italia ricorda che il contante mantiene un ruolo rilevante. Alla fine del 2025 circa il 98% della popolazione risiedeva entro cinque chilometri da un punto di accesso al contante, ma la copertura scendeva all’88% nelle aree rurali. La transizione deve quindi ampliare le possibilità, non produrre nuove esclusioni.
Il MRF sostiene l’innovazione che restituisce tempo, riduce i costi amministrativi e rende lo Stato più semplice. Se una procedura digitale replica online la medesima burocrazia, non è una riforma: è soltanto burocrazia trasferita su uno schermo.
Quando viene introdotto un nuovo obbligo digitale, quali risultati dovrebbero essere resi pubblici per verificarne l’efficacia: ore risparmiate, costi eliminati, pratiche accorpate o tempi certi di risposta?
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QUANDO LA SANITÀ NON FUNZIONA, IL COSTO RICADE SU TUTTI
Dietro ogni lista d’attesa c’è una persona. Dietro ogni prestazione rinviata ci sono una famiglia, un lavoratore, un anziano e operatori sanitari chiamati a fare di più con risorse e organizzazione spesso insufficienti.
Nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato a visite o esami clinici. Nello stesso anno la spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie ha raggiunto il 23,6% della spesa sanitaria complessiva, quasi nove punti sopra la media europea.
Questo significa che molti cittadini finanziano il SSN attraverso le imposte e, quando i tempi non sono compatibili con il bisogno di cura, pagano nuovamente ricorrendo al privato. Chi non dispone delle risorse necessarie rischia invece di rinviare o abbandonare le cure.
Il costo collettivo dell’inefficienza non è soltanto economico: comprende diagnosi tardive, aggravamento delle patologie, giornate di lavoro perse, carichi aggiuntivi per le famiglie e maggiore pressione su medici e infermieri.
La posizione del MRF è chiara: CUP unico e trasparente, tempi certi, personale adeguato, controlli sui costi e risultati verificabili. Il privato deve integrare il Servizio Sanitario Nazionale, non sostituirlo.
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Fonti istituzionali: ISTAT, Rapporto annuale 2025; UPB, Focus n. 3/2026.
SANITÀ: DIRITTO O PRIVILEGIO?
Il Servizio Sanitario Nazionale garantisce una copertura universale ed è finanziato dalla fiscalità generale. È un patrimonio collettivo da difendere e rendere più efficiente.
Nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato a visite o esami clinici: soprattutto per le liste d’attesa e per le difficoltà economiche. Il privato può offrire capacità aggiuntiva e tempi più rapidi, ma deve integrare il SSN, non sostituirlo né diventare l’unica strada per chi ha bisogno di curarsi.
Il quadro non è immobile: AGENAS rileva che nel primo semestre 2026 le prenotazioni sono passate da 13,3 a 14,9 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025, con oltre 1,6 milioni di prestazioni in più garantite entro i tempi previsti. È un progresso concreto, ma restano differenze territoriali e criticità organizzative.
Per le prime visite e i primi esami, le priorità sono:
• U: entro 72 ore; • B: entro 10 giorni; • D: entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami; • P: entro 120 giorni.
Se il tempo indicato non viene rispettato, il cittadino può chiedere alla propria ASL l’attivazione del percorso di tutela, secondo le modalità regionali, corrispondendo soltanto l’eventuale ticket.
Curarsi in tempo deve essere un diritto, non un privilegio.
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Fonti istituzionali: ISTAT, Rapporto annuale 2025; AGENAS, Bollettino Liste di Attesa n. 0, 21 luglio 2026; Ministero della Salute, Piano nazionale liste di attesa; UPB, Focus n. 3/2026.
Il 26 agosto 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge sui prezzi petroliferi. Dal 27 agosto al 5 settembre viene prorogata la riduzione di 17 centesimi al litro sul gasolio usato come carburante: 14 centesimi attraverso l’accisa e ulteriori 3 centesimi attraverso l’IVA. Per lo stesso periodo è prorogato anche il credito d’imposta destinato alle imprese di autotrasporto.
Secondo il comunicato ufficiale, la copertura deriva dalle maggiori entrate connesse alla modifica delle modalità di versamento delle ritenute sugli utili dei gruppi di maggiori dimensioni operanti nel settore energetico.
È un intervento utile, che offre un sollievo immediato e tutela un comparto essenziale. Ma una scadenza tanto ravvicinata non risponde al bisogno di certezza di famiglie, lavoratori autonomi e imprese.
Il MRF ritiene che l’Italia debba discutere un meccanismo automatico, temporaneo e trasparente, attivabile quando gli shock internazionali superano soglie oggettive. Le condizioni, la durata, le coperture e la rendicontazione dovrebbero essere definite prima, non ricostruite a ogni emergenza.
Nessuno slogan facile: ogni riduzione fiscale deve essere compatibile con i conti pubblici, misurabile e indirizzata a proteggere davvero potere d’acquisto, lavoro e competitività.
Un meccanismo automatico, con soglie e coperture definite in anticipo, sarebbe più efficace delle proroghe decise di volta in volta? Quali garanzie ritenete indispensabili per tutelare insieme contribuenti e conti pubblici?
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Inflazione, costo dell’energia, prezzi alla produzione e dipendenza energetica: alcuni indicatori sono migliorati rispetto alla fase più acuta della crisi, ma il problema non è superato.
I dati definitivi dell’ISTAT indicano che a luglio 2026 l’inflazione in Italia è stata pari al 2,9% su base annua. Nello stesso mese Eurostat ha rilevato un tasso del 2,9% anche per l’area euro, in aumento rispetto al 2,6% di giugno. La componente energetica è tornata a esercitare una pressione significativa sui prezzi.
Questo quadro impone prudenza. Un rallentamento rispetto ai picchi del 2022 non equivale alla scomparsa delle conseguenze economiche per famiglie e imprese. Energia, costo del credito, investimenti e salari reali restano legati a decisioni nazionali ed europee che devono essere misurabili e coerenti.
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale la politica economica deve perseguire tre obiettivi:
La pace non è soltanto un valore: è una necessità economica. Gli effetti dei conflitti non rimangono fuori dai nostri confini; entrano nei bilanci pubblici, nei costi delle imprese e nella vita quotidiana delle famiglie.
Quale priorità dovrebbe guidare per prima la politica economica italiana: sicurezza energetica, tutela dei redditi o incentivi agli investimenti produttivi? Con quali risultati verificabili?
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Perché l’Italia può crescere solo se lo Stato torna al servizio delle persone.
Il MRF non promette scorciatoie: propone metodo, responsabilità e risultati misurabili.