Il 28 agosto 2026 l’ISTAT ha rilevato un aumento sia della fiducia dei consumatori, passata da 94,2 a 94,5, sia dell’indicatore composito delle imprese, salito da 95,7 a 96,9.
Il miglioramento merita attenzione, ma la lettura dei dati deve restare completa. Tra le imprese, l’incremento è particolarmente consistente nelle costruzioni, dove l’indice passa da 96,8 a 102,9, e più evidente nei servizi di mercato, da 98,2 a 99,5. Nella manifattura la variazione è invece contenuta, da 89,7 a 89,9, e nel commercio al dettaglio è marginale, da 106,5 a 106,6.
Anche per i consumatori il quadro è prudente: migliora soprattutto il clima economico generale, mentre il clima personale resta stabile a 95,4.
Gli indicatori di fiducia descrivono valutazioni e aspettative; non misurano, da soli, la crescita effettivamente realizzata. Il compito della politica è trasformare questo segnale in investimenti, nuovi ordini, occupazione stabile e maggiore potere d’acquisto.
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale ciò richiede impegni verificabili:
La fiducia non si consolida con gli annunci. Cresce quando famiglie e imprese possono programmare, investire e lavorare in un quadro stabile, semplice e credibile.
Quale indicatore dovrebbe essere prioritario per valutare l’efficacia della politica economica: investimenti, nuovi ordini, occupazione stabile, potere d’acquisto o tempi della Pubblica Amministrazione?
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ISTAT, “Fiducia dei consumatori e delle imprese – Agosto 2026”, 28 agosto 2026
La trasformazione dei pagamenti in Italia non è più una prospettiva: è già in corso.
La nota pubblicata dalla Banca d’Italia il 27 agosto 2026 rileva che, tra il 2018 e il 2025, le operazioni effettuate con strumenti alternativi al contante sono più che raddoppiate, superando i 16 miliardi. Nel 2025 le carte hanno rappresentato circa il 75% delle operazioni non in contante, rispetto al 63% del 2018.
I pagamenti con carta al POS sono passati da circa 6 miliardi nel 2022 a oltre 10 miliardi nel 2025. Nello stesso anno l’88% dei pagamenti al POS è avvenuto in modalità contactless e oltre l’85% dei bonifici è stato disposto tramite canali digitali.
Sono dati che mostrano una modernizzazione concreta. Ma la digitalizzazione non può essere misurata soltanto dal numero delle transazioni.
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale ogni innovazione introdotta nei rapporti fra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione dovrebbe superare quattro verifiche:
La stessa Banca d’Italia ricorda che il contante mantiene un ruolo rilevante. Alla fine del 2025 circa il 98% della popolazione risiedeva entro cinque chilometri da un punto di accesso al contante, ma la copertura scendeva all’88% nelle aree rurali. La transizione deve quindi ampliare le possibilità, non produrre nuove esclusioni.
Il MRF sostiene l’innovazione che restituisce tempo, riduce i costi amministrativi e rende lo Stato più semplice. Se una procedura digitale replica online la medesima burocrazia, non è una riforma: è soltanto burocrazia trasferita su uno schermo.
Quando viene introdotto un nuovo obbligo digitale, quali risultati dovrebbero essere resi pubblici per verificarne l’efficacia: ore risparmiate, costi eliminati, pratiche accorpate o tempi certi di risposta?
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Il 26 agosto 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge sui prezzi petroliferi. Dal 27 agosto al 5 settembre viene prorogata la riduzione di 17 centesimi al litro sul gasolio usato come carburante: 14 centesimi attraverso l’accisa e ulteriori 3 centesimi attraverso l’IVA. Per lo stesso periodo è prorogato anche il credito d’imposta destinato alle imprese di autotrasporto.
Secondo il comunicato ufficiale, la copertura deriva dalle maggiori entrate connesse alla modifica delle modalità di versamento delle ritenute sugli utili dei gruppi di maggiori dimensioni operanti nel settore energetico.
È un intervento utile, che offre un sollievo immediato e tutela un comparto essenziale. Ma una scadenza tanto ravvicinata non risponde al bisogno di certezza di famiglie, lavoratori autonomi e imprese.
Il MRF ritiene che l’Italia debba discutere un meccanismo automatico, temporaneo e trasparente, attivabile quando gli shock internazionali superano soglie oggettive. Le condizioni, la durata, le coperture e la rendicontazione dovrebbero essere definite prima, non ricostruite a ogni emergenza.
Nessuno slogan facile: ogni riduzione fiscale deve essere compatibile con i conti pubblici, misurabile e indirizzata a proteggere davvero potere d’acquisto, lavoro e competitività.
Un meccanismo automatico, con soglie e coperture definite in anticipo, sarebbe più efficace delle proroghe decise di volta in volta? Quali garanzie ritenete indispensabili per tutelare insieme contribuenti e conti pubblici?
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La diffusione dei pagamenti digitali deve tradursi in meno adempimenti, costi trasparenti e servizi pubblici interoperabili, senza creare nuove esclusioni.
Inflazione, costo dell’energia, prezzi alla produzione e dipendenza energetica: alcuni indicatori sono migliorati rispetto alla fase più acuta della crisi, ma il problema non è superato.
I dati definitivi dell’ISTAT indicano che a luglio 2026 l’inflazione in Italia è stata pari al 2,9% su base annua. Nello stesso mese Eurostat ha rilevato un tasso del 2,9% anche per l’area euro, in aumento rispetto al 2,6% di giugno. La componente energetica è tornata a esercitare una pressione significativa sui prezzi.
Questo quadro impone prudenza. Un rallentamento rispetto ai picchi del 2022 non equivale alla scomparsa delle conseguenze economiche per famiglie e imprese. Energia, costo del credito, investimenti e salari reali restano legati a decisioni nazionali ed europee che devono essere misurabili e coerenti.
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale la politica economica deve perseguire tre obiettivi:
La pace non è soltanto un valore: è una necessità economica. Gli effetti dei conflitti non rimangono fuori dai nostri confini; entrano nei bilanci pubblici, nei costi delle imprese e nella vita quotidiana delle famiglie.
Quale priorità dovrebbe guidare per prima la politica economica italiana: sicurezza energetica, tutela dei redditi o incentivi agli investimenti produttivi? Con quali risultati verificabili?
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I dati più recenti dell’ISTAT impongono una riflessione politica seria: a luglio 2026 l’inflazione è stata pari al 2,9% su base annua; a giugno la produzione industriale è diminuita dell’1,0% rispetto a maggio e dello 0,6% rispetto a un anno prima.
L’Italia non ha bisogno di interventi frammentari o di bonus senza strategia. Servono scelte verificabili:
Difendere il potere d’acquisto significa rafforzare la libertà economica delle famiglie e la capacità delle imprese di creare lavoro.
Il confronto politico deve partire dai risultati, non dagli annunci.
Se potessi indicare una sola priorità per le prossime scelte economiche, quale dovrebbe venire prima: riduzione del cuneo fiscale, costo dell’energia o semplificazione per le imprese? Perché?
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Perché l’Italia può crescere solo se lo Stato torna al servizio delle persone.
Il MRF non promette scorciatoie: propone metodo, responsabilità e risultati misurabili.