QUANDO LA SANITÀ NON FUNZIONA, IL COSTO RICADE SU TUTTI
Dietro ogni lista d’attesa c’è una persona. Dietro ogni prestazione rinviata ci sono una famiglia, un lavoratore, un anziano e operatori sanitari chiamati a fare di più con risorse e organizzazione spesso insufficienti.
Nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato a visite o esami clinici. Nello stesso anno la spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie ha raggiunto il 23,6% della spesa sanitaria complessiva, quasi nove punti sopra la media europea.
Questo significa che molti cittadini finanziano il SSN attraverso le imposte e, quando i tempi non sono compatibili con il bisogno di cura, pagano nuovamente ricorrendo al privato. Chi non dispone delle risorse necessarie rischia invece di rinviare o abbandonare le cure.
Il costo collettivo dell’inefficienza non è soltanto economico: comprende diagnosi tardive, aggravamento delle patologie, giornate di lavoro perse, carichi aggiuntivi per le famiglie e maggiore pressione su medici e infermieri.
La posizione del MRF è chiara: CUP unico e trasparente, tempi certi, personale adeguato, controlli sui costi e risultati verificabili. Il privato deve integrare il Servizio Sanitario Nazionale, non sostituirlo.
MENO PRESSIONE FISCALE. MENO BUROCRAZIA. PIÙ SVILUPPO.
NON RESTARE A GUARDARE. ADERISCI AL MRF.
Fonti istituzionali: ISTAT, Rapporto annuale 2025; UPB, Focus n. 3/2026.
SANITÀ: DIRITTO O PRIVILEGIO?
Il Servizio Sanitario Nazionale garantisce una copertura universale ed è finanziato dalla fiscalità generale. È un patrimonio collettivo da difendere e rendere più efficiente.
Nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato a visite o esami clinici: soprattutto per le liste d’attesa e per le difficoltà economiche. Il privato può offrire capacità aggiuntiva e tempi più rapidi, ma deve integrare il SSN, non sostituirlo né diventare l’unica strada per chi ha bisogno di curarsi.
Il quadro non è immobile: AGENAS rileva che nel primo semestre 2026 le prenotazioni sono passate da 13,3 a 14,9 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025, con oltre 1,6 milioni di prestazioni in più garantite entro i tempi previsti. È un progresso concreto, ma restano differenze territoriali e criticità organizzative.
Per le prime visite e i primi esami, le priorità sono:
• U: entro 72 ore; • B: entro 10 giorni; • D: entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami; • P: entro 120 giorni.
Se il tempo indicato non viene rispettato, il cittadino può chiedere alla propria ASL l’attivazione del percorso di tutela, secondo le modalità regionali, corrispondendo soltanto l’eventuale ticket.
Curarsi in tempo deve essere un diritto, non un privilegio.
NON RESTARE A GUARDARE. ADERISCI AL MRF.
Fonti istituzionali: ISTAT, Rapporto annuale 2025; AGENAS, Bollettino Liste di Attesa n. 0, 21 luglio 2026; Ministero della Salute, Piano nazionale liste di attesa; UPB, Focus n. 3/2026.