FATTI VERIFICATI
Il 7 settembre 2026 il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato il Bollettino delle entrate tributarie riferito a luglio 2026.
Il quadro rilevato è il seguente:
- nel periodo gennaio–luglio 2026 le entrate tributarie erariali accertate secondo il criterio della competenza giuridica ammontano a 346,123 miliardi di euro;
- rispetto allo stesso periodo del 2025 l’aumento è pari a 9,357 miliardi di euro, corrispondente al +2,8%;
- le imposte dirette raggiungono 200,670 miliardi di euro, con un incremento di 6,175 miliardi (+3,2%);
- le imposte indirette ammontano a 145,453 miliardi di euro, con un aumento di 3,182 miliardi (+2,2%);
- la crescita delle imposte dirette rappresenta circa due terzi dell’incremento complessivo rilevato nei primi sette mesi;
- il Bollettino utilizza valori nominali e dati di competenza giuridica: il gettito osservato non coincide automaticamente con la pressione fiscale e non descrive il carico effettivo sopportato da ogni singolo contribuente.
L’andamento delle entrate può risentire di occupazione, redditi, consumi, prezzi, scadenze, versamenti e registrazioni contabili. Dal solo aumento del gettito non è quindi possibile attribuire una causa unica né concludere automaticamente che siano aumentate le aliquote o che sia migliorata nella stessa misura la qualità dei servizi pubblici.
POSIZIONE POLITICA MRF
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale, un gettito in crescita deve diventare l’occasione per ridurre in modo stabile il peso fiscale e amministrativo su famiglie, lavoratori e imprese, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici.
Servono interventi semplici, trasparenti e verificabili:
- destinare una quota delle maggiori entrate strutturali alla riduzione del prelievo sul lavoro, sui redditi medi e sugli investimenti produttivi;
- semplificare versamenti, scadenze e adempimenti, eliminando duplicazioni e richieste di dati già disponibili alla Pubblica Amministrazione;
- pubblicare obiettivi, tempi e risultati sull’impiego delle entrate aggiuntive;
- favorire l’adempimento spontaneo con regole leggibili, assistenza efficace e certezza interpretativa;
- valutare la spesa pubblica sulla qualità dei servizi resi, sui tempi e sugli effetti economici concreti;
- evitare nuovi prelievi, sanatorie ricorrenti e bonus temporanei che aumentano l’incertezza.
Più gettito non deve significare automaticamente più spesa o più burocrazia: deve tradursi in servizi migliori, conti trasparenti e maggiore spazio per produrre, lavorare e investire.## FATTI VERIFICATI
L’11 settembre 2026 l’ISTAT ha pubblicato i dati sul mercato del lavoro riferiti al secondo trimestre 2026.
Il quadro rilevato è il seguente:
- al netto degli effetti stagionali, gli occupati salgono a 24 milioni 363 mila: 155 mila in più rispetto al primo trimestre, pari al +0,6%;
- l’aumento comprende 120 mila dipendenti a tempo indeterminato (+0,7%), 18 mila dipendenti a termine (+0,7%) e 17 mila indipendenti (+0,3%);
- il tasso di occupazione raggiunge il 63,1%, con un aumento di 0,4 punti in tre mesi;
- nello stesso periodo aumentano anche le persone in cerca di lavoro: +31 mila, pari al +2,2%; il tasso di disoccupazione sale al 5,6%, +0,1 punti;
- gli inattivi tra 15 e 64 anni diminuiscono di 185 mila unità (-1,5%) e il tasso di inattività scende al 33,0%;
- rispetto al secondo trimestre 2025 gli occupati aumentano di 246 mila (+1,0%), mentre i disoccupati diminuiscono di 167 mila (-9,8%);
- le posizioni lavorative dipendenti nelle imprese crescono dello 0,3% sul trimestre e dell’1,3% sull’anno; la quota di posizioni part-time è pari al 28,9%;
- il tasso dei posti vacanti è all’1,5%, in calo di 0,2 punti sul trimestre e di 0,3 punti su base annua;
- il costo del lavoro per unità di lavoro equivalente a tempo pieno cresce dello 0,5% sul trimestre e del 2,8% sull’anno. Su base annua le retribuzioni aumentano del 2,7% e i contributi sociali del 3,4%.
I dati sono aggregati e provengono da fonti statistiche diverse sul lato dell’offerta e della domanda di lavoro. Non descrivono ogni contratto, settore, impresa o territorio. La contemporanea crescita trimestrale di occupati e disoccupati è compatibile con la diminuzione degli inattivi: una parte delle persone può rientrare nella partecipazione al mercato del lavoro.
POSIZIONE POLITICA MRF
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale, l’aumento dell’occupazione è un segnale positivo, ma deve tradursi in lavoro stabile, redditi reali, produttività e opportunità durature. Il calo dei posti vacanti e l’aumento del costo del lavoro mostrano che non basta contare gli occupati: occorre migliorare la qualità e la capacità delle imprese di assumere.
Servono interventi semplici, strutturali e verificabili:
- ridurre stabilmente il cuneo fiscale sul lavoro, aumentando il netto dei lavoratori senza scaricare nuovi costi sulle imprese;
- semplificare assunzioni, adempimenti e accesso agli incentivi, con regole leggibili e tempi certi;
- concentrare le risorse su formazione tecnica, competenze digitali e riqualificazione, misurando gli esiti occupazionali;
- premiare investimenti, produttività e contratti stabili, superando bonus frammentati e temporanei;
- ridurre il costo amministrativo che sottrae tempo alla produzione e alla crescita;
- valutare ogni politica sulla base del lavoro aggiuntivo creato, dei salari reali, delle ore lavorate e della durata dei rapporti.
La crescita dell’occupazione deve diventare crescita delle competenze, dei redditi e della produttività del Paese.## FATTI VERIFICATI
Il 17 settembre 2026 l’ISTAT ha diffuso le stime preliminari sui prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie per fini abitativi o di investimento, riferite al secondo trimestre 2026.
Il quadro rilevato è il seguente:
- l’indice dei prezzi delle abitazioni aumenta dell’1,7% rispetto al trimestre precedente e del 4,0% rispetto allo stesso periodo del 2025;
- la crescita annua rallenta rispetto al +5,1% registrato nel primo trimestre 2026;
- su base annua aumentano sia i prezzi delle abitazioni nuove (+5,0%) sia quelli delle abitazioni esistenti (+3,7%);
- rispetto al trimestre precedente, i prezzi delle abitazioni nuove crescono del 2,7% e quelli delle esistenti dell’1,5%;
- i volumi delle compravendite residenziali risultano sostanzialmente stabili: +0,1% su base annua, dopo il +4,4% del trimestre precedente, secondo i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare richiamati dall’ISTAT;
- la variazione media acquisita per il 2026 è pari al +3,8% per l’indice complessivo;
- i prezzi crescono in tutte le ripartizioni: +5,1% nel Centro, +4,2% nel Nord-Est, +3,9% nel Nord-Ovest e +2,6% nel Sud e Isole;
- tra le città per cui l’ISTAT diffonde l’indice, l’aumento annuo è dell’8,5% a Torino, del 6,4% a Roma e del 2,4% a Milano.
Si tratta di stime preliminari e aggregate. Non descrivono il prezzo di ogni singolo immobile, quartiere o compravendita e non misurano direttamente la capacità di acquisto di ogni famiglia.
POSIZIONE POLITICA MRF
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale, l’aumento dei prezzi con scambi quasi stabili rende ancora più urgente una politica della casa capace di ampliare l’offerta, ridurre i costi improduttivi e rendere certe le procedure.
Servono interventi semplici, stabili e verificabili:
- ridurre il carico fiscale sulle compravendite e sull’abitazione principale, tutelando chi acquista per vivere e non per speculare;
- semplificare pratiche urbanistiche e catastali, con regole comprensibili e tempi certi;
- favorire il recupero del patrimonio esistente e l’efficienza energetica con strumenti stabili, evitando bonus intermittenti e procedure opache;
- aumentare l’offerta di alloggi in affitto, garantendo equilibrio e certezza nei rapporti tra proprietari e inquilini;
- rendere disponibili dati territoriali chiari su prezzi, offerta, tempi e risultati delle politiche abitative.
La casa non deve trasformarsi in un percorso fiscale e burocratico insostenibile. Le misure vanno valutate sulla capacità concreta di migliorare disponibilità, accessibilità e qualità degli alloggi.## FATTI VERIFICATI
Il 15 settembre 2026 l’ISTAT ha diffuso i dati sul commercio con l’estero e sui prezzi all’importazione riferiti a luglio 2026.
Il quadro rilevato è il seguente:
- rispetto a giugno, le esportazioni aumentano dello 0,3% e le importazioni diminuiscono dell’1,2%;
- la modesta crescita mensile dell’export deriva da un aumento del 6,9% delle vendite verso i mercati extra UE e da una diminuzione del 5,6% verso l’area UE;
- nel trimestre maggio–luglio, rispetto ai tre mesi precedenti, l’export cresce dell’1,3% e l’import del 2,8%;
- rispetto a luglio 2025, l’export aumenta del 4,7% in valore ma diminuisce dell’1,7% in volume; l’import cresce del 4,6% in valore e scende del 2,7% in volume;
- il saldo commerciale di luglio è positivo per 8,240 miliardi di euro, rispetto ai 7,829 miliardi di luglio 2025;
- il deficit energetico sale a 5,515 miliardi di euro, mentre l’avanzo dei prodotti non energetici raggiunge 13,756 miliardi;
- nei primi sette mesi del 2026 l’export cresce del 4,6% e l’import del 4,3% su base annua; l’avanzo commerciale è pari a 32,9 miliardi, contro 30,6 miliardi nello stesso periodo del 2025;
- i prezzi all’importazione aumentano dello 0,4% rispetto a giugno e del 5,0% rispetto a luglio 2025.
L’ISTAT segnala che la dinamica mensile dell’export è influenzata da vendite di elevato impatto della cantieristica navale: escludendole, l’aumento congiunturale stimato sarebbe dell’1,0%. I dati sono aggregati e le variazioni in valore possono differire da quelle in volume per effetto dei prezzi e della composizione degli scambi. Non descrivono quindi nello stesso modo ogni settore, impresa o territorio.
POSIZIONE POLITICA MRF
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale, un avanzo commerciale positivo è un punto di forza, ma la diminuzione dei volumi e l’aumento dei prezzi all’importazione richiedono interventi strutturali sulla competitività.
Servono misure semplici, stabili e verificabili:
- ridurre oneri fiscali e amministrativi che pesano sulle imprese, in particolare sulle PMI esportatrici;
- semplificare procedure doganali e adempimenti, applicando davvero il principio “una sola volta” ai dati già disponibili alla Pubblica Amministrazione;
- migliorare porti, collegamenti ferroviari, logistica ed efficienza energetica;
- rafforzare l’accesso ai mercati esteri e la diversificazione delle destinazioni commerciali;
- valutare le politiche sulla base di volumi esportati, produttività, investimenti realizzati e lavoro creato.
La crescita in valore deve tradursi in capacità produttiva, quantità vendute e sviluppo reale, non in nuovi costi o nuova burocrazia.## FATTI VERIFICATI
Il 1° settembre 2026 l’ISTAT ha diffuso le stime preliminari dei prezzi al consumo riferite ad agosto 2026.
- L’indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% rispetto ad agosto 2025, accelerando dal 2,9% del mese precedente.
- I prezzi dei beni energetici salgono complessivamente del 17,0% su base annua, dal precedente 11,6%.
- I prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano dal 3,4% al 4,3%.
- Il cosiddetto “carrello della spesa” resta al +1,0%.
- L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta lievemente dall’1,6% all’1,5%.
- L’inflazione acquisita per il 2026 è pari al 2,9% per l’indice generale.
L’ISTAT collega l’accelerazione soprattutto ai beni energetici, che risentono delle tensioni internazionali. Si tratta di dati preliminari e aggregati: non descrivono nello stesso modo la spesa di ogni famiglia e saranno aggiornati con la diffusione definitiva.
POSIZIONE POLITICA MRF
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale, l’aumento del costo della vita non può essere affrontato con bonus occasionali e procedure complicate.
Servono interventi stabili, mirati e verificabili:
- ridurre oneri e fiscalità che aggravano il costo dell’energia per famiglie e attività produttive;
- difendere il potere d’acquisto attraverso una riduzione strutturale della pressione fiscale sul lavoro e sui redditi medi;
- concentrare le risorse sulle famiglie maggiormente esposte, con criteri semplici e controllabili;
- pubblicare periodicamente l’effetto reale delle misure su bollette, prezzi, consumi e competitività;
- evitare che ogni emergenza diventi nuova burocrazia o nuova spesa permanente priva di risultati misurabili.
Proteggere il potere d’acquisto significa intervenire sulle cause e verificare gli effetti, non limitarsi ad annunciare misure temporanee.## FATTI VERIFICATI
Il 1° settembre 2026 l’ISTAT ha diffuso i dati provvisori su occupati e disoccupati riferiti a luglio 2026.
Il quadro generale mostra:
- 24 milioni e 370 mila occupati;
- un tasso di occupazione pari al 63,2%, stabile rispetto a giugno;
- un tasso di disoccupazione complessivo del 5,8%, in calo di 0,1 punti percentuali sul mese;
- un tasso di disoccupazione giovanile del 18,9%, in aumento di 0,2 punti percentuali sul mese.
Su base annua gli occupati aumentano di 307 mila unità e il tasso di occupazione cresce di 0,8 punti. L’aumento riguarda uomini, donne, persone tra 25 e 34 anni e ultracinquantenni; l’occupazione diminuisce invece tra i 15–24enni e i 35–49enni.
Nello stesso confronto annuo crescono i dipendenti permanenti di 303 mila unità e gli autonomi di 85 mila, mentre diminuiscono di 82 mila i dipendenti a termine.
Questi sono dati aggregati e provvisori: descrivono il mercato del lavoro nel suo complesso, ma non misurano da soli qualità, retribuzioni o durata di ogni singolo rapporto.
POSIZIONE POLITICA MRF
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale, il miglioramento complessivo non può far passare in secondo piano la difficoltà dei più giovani a entrare e restare nel lavoro.
Servono interventi chiari, misurabili e continuativi:
- ridurre il peso fiscale e contributivo sul primo lavoro stabile;
- semplificare apprendistato e assunzioni senza abbassare le tutele;
- avvicinare formazione tecnica e professionale alle competenze richieste dalle imprese;
- valutare gli incentivi sulla base dei posti stabili creati, della loro durata e delle retribuzioni;
- pubblicare indicatori generazionali che rendano verificabili i risultati delle politiche del lavoro.
Un Paese che lascia i giovani ai margini riduce la propria capacità di crescere, innovare e sostenere il sistema sociale.## FATTI VERIFICATI
Il 2 settembre 2026 l’ISTAT ha pubblicato i dati sui prezzi alla produzione dell’industria e delle costruzioni riferiti a luglio 2026.
Per l’industria:
- i prezzi aumentano del 2,4% rispetto a giugno e del 7,8% rispetto a luglio 2025;
- sul mercato interno l’aumento raggiunge il 3,0% mensile e il 9,3% annuo;
- al netto dell’energia, la crescita è molto più contenuta: +0,3% sul mese e +3,3% sull’anno;
- i prezzi della fornitura di energia elettrica e gas sul mercato interno aumentano del 14,5% su base annua;
- tra i comparti manifatturieri, l’ISTAT segnala incrementi annui del 9,6% per i prodotti chimici sul mercato interno e del 7,7% per metallurgia e prodotti in metallo.
L’ISTAT precisa che l’accelerazione generale è spiegata principalmente dai rialzi della componente energetica sul mercato interno. Il dato non misura direttamente né i prezzi finali al consumo né i margini delle singole imprese.
POSIZIONE POLITICA MRF
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale, un sistema produttivo esposto a costi energetici crescenti non può essere sostenuto con interventi occasionali o nuova burocrazia.
Servono misure trasparenti e verificabili:
- ridurre in modo mirato oneri e fiscalità sull’energia destinata alla produzione;
- semplificare l’accesso delle PMI agli investimenti per efficienza e autoproduzione;
- accelerare reti, accumuli e condizioni di approvvigionamento realmente competitive;
- pubblicare una valutazione periodica dell’impatto dei costi energetici su PMI, prezzi, investimenti e occupazione.
La transizione energetica deve aumentare la competitività dell’Italia, non trasformarsi in un ulteriore costo amministrativo e fiscale per chi produce.## FATTI VERIFICATI
Il 31 agosto 2026 l’ISTAT ha pubblicato le nuove previsioni della popolazione, delle famiglie e delle forze di lavoro, con base 1° gennaio 2025.
Nello scenario mediano:
- la popolazione residente passa da 58,9 milioni nel 2025 a 55,0 milioni nel 2050;
- la quota di popolazione tra 15 e 64 anni scende dal 63,4% al 55,3%;
- la forza lavoro tra 15 e 64 anni diminuisce da 24,8 a 21,4 milioni;
- il tasso di attività cresce dal 66,7% al 71,0%, ma l’aumento della partecipazione non compensa il restringimento della base demografica.
L’ISTAT precisa che queste previsioni sono esercizi “what-if”, basati su ipotesi e caratterizzati da crescente incertezza nel lungo periodo. Non sono quindi una profezia, ma un segnale che la politica deve prendere sul serio.
POSIZIONE POLITICA MRF
Per il Movimento Rivoluzione Fiscale il declino demografico e produttivo non si affronta aumentando il peso fiscale su chi lavora e produce.
Servono scelte misurabili e continuative:
- ridurre il costo fiscale e contributivo del lavoro, soprattutto per giovani e famiglie;
- sostenere natalità, servizi per l’infanzia e conciliazione con misure stabili;
- investire in produttività, formazione e rientro dei giovani qualificati;
- semplificare l’ingresso regolare nel lavoro e l’attività d’impresa;
- valutare ogni intervento con obiettivi pubblici, tempi e risultati verificabili.
La demografia non è un tema astratto: riguarda salari, pensioni, sanità, imprese e tenuta dei territori.
MENO PRESSIONE FISCALE. MENO BUROCRAZIA. PIÙ SVILUPPO.
NON RESTARE A GUARDARE. ADERISCI AL MRF.
QUESITO PER IL CONFRONTO
Quale intervento ritieni prioritario: meno tasse sul lavoro, sostegno alle famiglie, produttività o rientro dei giovani?
Condividi soltanto considerazioni generali, senza dati personali o situazioni identificabili.
Fonte istituzionale
ISTAT, Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro – base 1° gennaio 2025, pubblicato il 31 agosto 2026